Si fanno ancora più tesi i rapporti in Repubblica Ceca tra il presidente Petr Pavel e il primo ministro Andrej Babiš. Che i due fossero distanti politicamente era cosa risaputa, con il primo, ex comunista ed ex presidente del comitato militare della NATO, orientato alla stabilità e allo strenuo sostegno del multilateralismo, e il secondo, appartenente al movimento di destra Azione dei Cittadini Insoddisfatti (ANO | PfE), sostenitore di una linea sovranista, ma mai si era messa in discussione la reciproca autonomia, almeno fino a oggi, giorno in cui il governo non si è espresso sulla partecipazione del presidente al prossimo vertice NATO.

Il governo Babiš ha approvato il viaggio di Pavel all’assemblea generale dell’ONU che si terrà a settembre, mentre ha deciso di rimandare ogni decisione relativa alla sua partecipazione al vertice dell’Alleanza Atlantica di Ankara, che avrà luogo il 7 e l’8 luglio. “La decisione sarà presa il 22 giugno”, ha dichiarato il premier, evitando ripetutamente di esprimere una posizione personale nonostante le domande dei giornalisti.

La scelta di rinviare il nodo politico evidenzia una gestione cauta di un dossier che coinvolge non solo la rappresentanza formale dello Stato, ma anche il peso politico delle figure istituzionali nei forum internazionali.

Il presidente Pavel, uscito dalla riunione dopo circa venti minuti, ha ribadito una posizione netta: la partecipazione dei presidenti cechi ai vertici NATO è una prassi consolidata da oltre trent’anni e non esisterebbero motivi razionali per modificarla. “Se la prassi deve cambiare, deve essere il risultato di un accordo tra le istituzioni, non di una decisione unilaterale del governo”, ha affermato Pavel, richiamando implicitamente la necessità di un coordinamento tra governo e presidenza nella politica estera.

Il capo dello Stato ha inoltre sottolineato di aver proposto un compromesso, quello di partecipare alla parte informale del vertice NATO, considerata da alcuni attori politici come il momento più strategico per i contatti diplomatici, mentre il governo e i ministri parteciperebbero alla sessione formale dedicata alle decisioni operative e agli impegni di spesa.

La controversia non riguarda solo la presenza fisica del presidente al vertice, ma il significato politico della rappresentanza della Repubblica Ceca nei principali consessi multilaterali. Secondo Pavel, il suo ruolo non dovrebbe essere subordinato a una valutazione politica del governo, ma garantito nell’ambito delle prerogative costituzionali. Il presidente ha comunque sostenuto che il premier lo avrebbe rassicurato sull’assenza di intenzioni di limitare i poteri presidenziali.

Sul piano politico, la posizione di Babiš appare improntata a un equilibrio tra continuità istituzionale e controllo dell’agenda diplomatica. Da un lato, il premier ha ricordato il ruolo centrale della Repubblica Ceca all’interno della NATO e la necessità di presentare ad Ankara un piano di difesa fino al 2035, in linea con le richieste dell’Alleanza Atlantica. Dall’altro, ha sottolineato che il vertice servirà anche a discutere il bilancio delle spese per la difesa, incluse quelle relative al precedente governo.

La scorsa settimana, Babiš aveva dichiarato che la Cechia “probabilmente” non riuscirà a raggiungere l’obiettivo NATO del 2% del PIL destinato alla difesa nel corso dell’anno. Il premier aveva definito “eccessiva” la spesa del governo precedente, guidato dal conservatore Petr Fiala (ODS | ECR), e dichiarato come, seppur rimanendo impegnato a rispettare l’obiettivo del 3,5% del PIL in spesa militare entro il 2035, il governo dovesse al momento fare i conti con il proprio bilancio.

Il ministro degli Esteri Petr Macinka (Motoristi | NI) ha difeso una posizione più netta a favore di una presenza istituzionale ampia al vertice di Ankara, sottolineando come la sua dimensione informale sia spesso politicamente determinante quanto quella ufficiale. Secondo Macinka, proprio in questi contesti si sviluppano i contatti diplomatici più rilevanti e si definiscono le linee strategiche dell’Alleanza. Da qui la sua affermazione secondo cui dovrebbero parteciparvi figure con reale capacità decisionale.

Il ministro ha inoltre confermato i contatti con il segretario generale della NATO Mark Rutte, evidenziando come il vertice sarà anche l’occasione per valutare l’impegno ceco sulle spese militari e la pianificazione strategica fino al 2035.

Al di là del caso specifico, la vicenda riporta al centro del dibattito politico ceco il tema della delimitazione dei poteri tra governo e presidenza in materia di politica estera. Pavel insiste su una lettura più ampia delle prerogative presidenziali, fondata su una prassi consolidata e su un ruolo di rappresentanza internazionale stabile. Il governo, invece, rivendica la necessità di coordinare ogni decisione nell’ambito dell’esecutivo, soprattutto quando si tratta di eventi NATO e di impegni strategici.

La mancanza di un accordo definitivo alimenta una percezione di incertezza istituzionale che, come ha sottolineato lo stesso presidente, rischia di danneggiare la credibilità del Paese, né a livello internazionale, né tra i suoi stessi cittadini.

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